Elogio alla vendetta

Della panoplia di sensazioni umane, il desiderio di vendetta, mi si conceda, è quello più diffusamente ricusato. Spauracchio di integerrimi e moralisti, pungolo di eremiti ed animisti, il cieco bramare del medesimo destino vive nella nostra società un costante e spesso ingiustificato attacco.

Che colpa può mai avere il sofferente se, intriso di rancore e di supplizi, nutre se stesso della smania di vedere annegato il suo aguzzino?

Nessuna, mi convinco. Come nessuno è il beneficio, largamente condiviso, della concessione di una seconda guancia.

La sete di vendetta, al pari di poche altre sensazioni, irrora le radici alla fonte dell’umana natura. In quell’ inaccessibile e profondo anfratto sordo alla manipolazione del costume, della norma, della socialità. Pochi altri sentimenti vi si avvicinano per purezza e peculiarità. 

Sempre scacciata, condannata, soppressa, la vendetta è, al di fuori delle deboli sovrastrutture umane, il punto più vicino di contatto alla selvaggia condizione di natura dalla quale proveniamo. Siamo pur sempre bestie, mai evolute ma piuttosto soffocate sotto l’incessante costruzione di una fragile autocoscienza. Rincorriamo senza sosta il vessillo della buona condotta mentre il rigurgito di un’equa compensazione corrode organi e mente, indebolendoci e lentamente ammansendoci. Ci espone a nuovi e più feroci attacchi minando con sempre più vigore le fondamenta del ruolo che scegliamo di vestire.

No, non è la più alta tra le emozioni. Neanche la più nobile, sia intesi. Ma serba in sé quella trasparenza, quel candore che tanti altri sentimenti, socialmente più accettati e decantati, mai hanno conosciuto né conosceranno. Inquinati, corrotti, imputriditi dall’ipocrisia che regge, in un diabolico equilibrio, il nostro stesso tempo.

E pazienza se la sua soddisfazione si esaurisce brevemente. Se il suo spazio condiviso con la gioia appaga per meno di un istante. E’ in quel singolo momento che, molto più di false sensazioni, trova il suo posto nel pantheon delle esperienze umane.

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